Confermati i 3 giorni di permesso Legge 104 anche ai lavoratori in part-time

Con sentenza n. 4069 del 20 febbraio 2018, la Corte di Cassazione ha affermato la non riproporzione dei 3 giorni di permesso mensile, per l’assistenza di un familiare con handicap grave (articolo 33 della Legge n. 104/1992), qualora il dipendente sia in part-time. I giudici della Suprema Corte, bocciando il ricorso dell’INPS, hanno confermato i 3 giorni di permesso mensile retribuito e coperto da contribuzione figurativa, anche al lavoratore con un contratto a tempo parziale in quanto il diritto rientra tra quelli non riproporzionabili.

Sicurezza sui luoghi di lavoro – rispetto degli obblighi

Con sentenza n. 6121 dell’8 febbraio 2018, la Corte di Cassazione ha affermato che il datore di lavoro è responsabile della valutazione dei rischi presenti in azienda e che deve fornire, ai lavoratori, tutti i rischi ed i fattori di pericolo cui quest’ultimi sono esposti in relazione ai compiti Loro affidati e che deve verificare, periodicamente, la efficacia del documento di valutazione dei rischi.

In pratica, il datore di lavoro ha il compito di fornire adeguate informazioni ai lavoratori, in relazione al funzionamento delle macchine ivi esistenti ed ai rischi a cui sono esposti durante il loro impiego, nonché, di attuare una organizzazione del lavoro che tenga i lavoratori indenni da eventuali infortuni.

Detta responsabilità è presente anche in capo al direttore generale della struttura aziendale, in quanto destinatario iure proprio, al pari del datore di lavoro, dei precetti antinfortunistici, indipendentemente dal conferimento di una delega di funzioni. Ciò in quanto, in virtù della posizione apicale ricoperta, assume una posizione di garanzia in materia antinfortunistica a tutela della incolumità e della salute dei lavoratori dipendenti (Cassazione n. 22249 del 14/03/2014)

Uso auto aziendale e licenziamento

Con sentenza n. 1377/2018, la Corte di Cassazione, riferendosi ad un rapporto costituitosi prima dell’entrata in vigore del decreto legislativo n. 23/2015, ha affermato la illegittimità di un licenziamento adottato in quanto per la valutazione della giusta causa occorre considerare non soltanto la gravità dei fatti addebitati e l’intensità del profilo soggettivo, ma anche la proporzionalità degli stessi rispetto alla sanzione espulsiva inflitta (cosa che nel caso di specie, appare di minore gravità comportamentale).

Licenziamento e verifica del periodo di comporto

Con sentenza n. 1634/2018, la Corte di Cassazione ha affermato che ai fini della verifica delle giornate di malattia finalizzata al calcolo relativo al superamento del periodo di comporto occorre, in giudizio, produrre documenti idonei come le certificazioni mediche. Di conseguenza, non possono essere prese in considerazione le buste paga consegnate dall’azienda, regolarmente, al lavoratore, contenenti le indennità per i giorni di malattia, mai contestate (in quanto le stesse, non possono essere considerate come prova, provenienti dalla sfera dell’imprenditore).

Alla luce di quanto appena affermato, la Suprema Corte ha dichiarato illegittimo il licenziamento.

Cassazione: da tempo pieno a part-time – necessità dell’accordo scritto

Con sentenza n. 1375/2018, la Corte di Cassazione, intervenendo su una questione relativa ad un rapporto di lavoro sviluppatosi nel tempo in periodi di tempo parziale e di full-time, ha affermato che, mentre il rapporto a tempo pieno è desumibile dal comportamento tenuto dalle parti in costanza di svolgimento  dello stesso, quello a tempo parziale, in diminuzione rispetto al normale regime contrattuale, deve necessariamente risultare da atto scritto, essendo vietata al datore di lavoro la modifica unilaterale del regime relativo all’orario di lavoro.