Corte Europea di Giustizia: lavoratori itineranti e orario di lavoro durante gli spostamenti

La Corte di Giustizia Europea, con la sentenza alla causa C‑266/14 del 10 settembre 2014, ha ritenuto che l’articolo 2, punto 1, della Direttiva Europea n. 2003/88, sull’organizzazione dell’orario di lavoro, debba essere interpretato nel senso che costituisce «orario di lavoro» il tempo che lavoratori itineranti impiegano per spostarsi dal loro domicilio al primo cliente indicato dal loro datore di lavoro e dall’ultimo cliente indicato dal loro datore di lavoro al loro domicilio.

Cassazione: prestazioni eccedenti rispetto a quelle richiede dal datore, nessun danno da superlavoro

Con sentenza n. n. 17438 del 2 settembre 2015, la Corte di Cassazione ha stabilito che non ha diritto ad alcun ristoro del danno da superlavoro il dipendente che, autonomamente e senza che il datore di lavoro glielo avesse richiesto, ha assunto su di se compiti e responsabilità proprie di altri colleghi d’ufficio.
[read more=”Continua” less=”Nascondi”]I giudici della Suprema Corte hanno evidenziato come, in questo caso, non sussista alcuna responsabilità del datore sulla base dell’articolo 2087 del codice civile, in merito alle tutele che quest’ultimo deve adottare per tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro; soprattutto dal momento in cui il datore di lavoro stesso aveva dato dimostrazione di aver posto in atto tutte le cautele necessarie per evitare il verificarsi del danno per escludere la sua responsabilità.[/read]

Cassazione: licenziamento per scarso rendimento e malattia

Con sentenza n. 16472 del 5 agosto 2015, la Cassazione ha affermato la illegittimità di un licenziamento comminato per “scarso rendimento”, essendo il medesimo dovuto essenzialmente all’elevato numero di assenze per malattia.

Cassazione: licenziamento e prova scritta delle dimissioni

Con sentenza n. 16269 del 31 luglio 2015, la Cassazione ha affermato che è onere del datore di lavoro dimostrare che il lavoratore abbia dimostrato in modo inequivoco la propria volontà di presentare le dimissioni. In caso contrario, la risoluzione del rapporto è equiparata al licenziamento orale che, come tale, è inefficace.

Cassazione: illegittima la sanzione senza la pubblicazione del codice disciplinare

Con sentenza n. 15218 del 21 luglio 2015, la Corte di Cassazione ha affermato la illegittimità di una sanzione disciplinare conservativa comminata ad un lavoratore senza che sia stato previamente pubblicato il codice disciplinare in luogo accessibile a tutti i dipendenti.
[read more=”Continua” less=”Nascondi”]I giudici della Suprema Corte hanno constatato come la mancata affissione sia in contrasto con quanto affermato dallo Statuto dei Lavoratori (articolo 7 della legge 300/1970) e dalla previsione del Contratto Collettivo applicato dall’azienda stessa, che nello specifico, prevede la massima diffusione del codice disciplinare come regola vincolante all’applicazione delle sanzioni ivi previste.[/read]