Valido il licenziamento per minacce al datore di lavoro

Con sentenza n. 5776 del 23 marzo 2016, la Corte di Cassazione ha affermato la legittimità del licenziamento per giusta causa comminata dal datore di lavoro nei confronti del lavoratore che, una volta ricevuta l’ennesima sanzione disciplinare, si rivolge all’amministratore dell’azienda con espressioni dal tono minaccioso e dal contenuto scortese.

Regolamento Europeo Privacy: il Parlamento UE approva le nuove regole

L’assemblea plenaria del Parlamento Europeo ha approvato in seconda lettura i testi del Regolamento Europeo in materia di protezione dei dati personali e della Direttiva che regola i trattamenti di dati personali nei settori di prevenzione, contrasto e repressione dei crimini. Con questo passaggio si conclude un iter legislativo durato oltre 4 anni.
Il nuovo “pacchetto protezione dati”  garantirà maggiori opportunità e tutele per cittadini e imprese, in particolare, il nuovo Regolamento introdurrà una legislazione in materia di protezione dati uniforme e valida in tutta Europa stabilendo criteri che da una parte responsabilizzano maggiormente imprese ed enti rispetto alla protezione dei dati personali e, dall’altra, introducono notevoli semplificazioni e sgravi dagli adempimenti per chi rispetta le regole.
[read more=”Continua” less=”Nascondi”]La Direttiva, secondo elemento fondamentale del pacchetto, stabilisce, per la prima volta, norme comuni per il trattamento dei dati a fini giudiziari e di polizia all’interno di tutti gli Stati membri. Obiettivo della Direttiva è quello di innalzare le garanzie per la privacy dei cittadini quanto interviene un trattamento dati per motivi giudiziari e di polizia, ma anche facilitare notevolmente lo scambio e l’uso delle informazioni utili per il contrasto a fenomeni come criminalità e terrorismo.
Il Regolamento entrerà in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione nella GUUE e, dopo due anni, le sue disposizioni saranno direttamente applicabili in tutta l’Unione europea. Gli Stati membri avranno due anni per recepire le disposizioni della Direttiva nel diritto nazionale con apposite norme.[/read]

Responsabilità del datore in caso di infortunio ed alta professionalità del dipendente

Con la sentenza n. 5233 del 16 marzo 2016, La Corte di Cassazione ha affermato come la messa a disposizione, da parte del datore di lavoro, dei DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) e la successiva formazione sulla sicurezza, non esime quest’ultimo dalla responsabilità in caso di infortunio accorso al lavoratore, qualora non abbia vigilato sull’utilizzo effettivo, da parte dei dipendenti, degli stessi DPI messi a disposizione.
[read more=”Continua” less=”Nascondi”]I giudici della Suprema Corte hanno evidenziato come l’alta professionalità del lavoratore e la semplicità delle operazioni che questi deve effettuare, e che hanno portato all’evento infortunistico, non esonera il datore di lavoro dalla vigilanza su tutte le attività svolte in azienda.[/read]

Comunicazione all’Inps per la reperibilità alla visita di controllo

Con sentenza n. 3294 del 19 febbraio 2016, la Corte di Cassazione conferma che l’obbligo di reperibilità alla visita medica di controllo comporta che l’allontanamento dall’abitazione indicata all’ente previdenziale quale luogo di permanenza durante la malattia sia giustificato solo quando tempestivamente comunicato agli organi di controllo. Qualora tale comunicazione sia stata omessa o sia tardiva, non viene automaticamente meno il diritto, ma l’omissione o il ritardo devono a loro volta essere giustificati.

Patto di prova e pregressi rapporti di lavoro con lo stesso lavoratore

Con sentenza n. 4635 del 9 marzo 2016, la Corte di Cassazione ha ritenuto illegittimo il patto di prova stipulato in un contratto a tempo indeterminato, in quanto un uguale patto di prova era stato sottoscritto con lo stesso dipendente e per le medesime mansioni in un precedente rapporto di lavoro a termine.
[read more=”Continua” less=”Nascondi”]I Giudici della Suprema Corte hanno affermato come la causa del patto di prova deve essere individuata nella tutela dell’interesse comune alle due parti del rapporto di lavoro. Da ciò scaturisce che il patto deve considerarsi invalido ove la suddetta verifica sia già intervenuta, con esito positivo, per le specifiche mansioni in virtù di prestazione resa dallo stesso lavoratore, per un congruo lasso di tempo, a favore del medesimo datore di lavoro.[/read]