È reato l’accesso all’email del dipendente protetta da password

Con sentenza n. 13057 del 31 marzo 2016, la Corte di Cassazione ha affermato che la presenza, nella casella di posta elettronica aziendale del lavoratore, di una password personalizzata, rivela la volontà dell’utente di farne uno spazio a sé riservato e, di conseguenza, l’accesso abusivo da parte di soggetti terzi (nel caso specifico di un collega che aveva effettuato ripetuti accessi per visionare e scaricare alcuni documenti) costituisce reato di natura penale (art. 615-ter del codice penale).

Trasferimento di ramo d’azienda e cessione di un gruppo di lavoratori

Con sentenza n. 7121 del 12 aprile 2016, la Corte di Cassazione ha ritenuto applicabile l’articolo 2112 del Codice civile, riguardante il mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d’azienda o di ramo di essa, anche nell’ipotesi in cui la cessione abbia a oggetto solo un gruppo di dipendenti, purché dotati di particolari competenze e che siano stabilmente coordinati e organizzati tra loro, così da rendere le loro attività interagenti e idonee a tradursi in beni e servizi ben individuabili.
[read more=”Continua” less=”Nascondi”]I giudici della Suprema Corte hanno evidenziato come, anche in questo caso, il rapporto di lavoro continua con il cessionario e il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano.[/read]

Obblighi di vigilanza del datore di lavoro in caso di condotta colposa del dipendente

Con sentenza n. 8883/2016 la Corte di Cassazione ha affermato che non incombe sul datore di lavoro un obbligo di vigilanza assoluta nei confronti dei singoli lavoratori in quanto, una volta forniti tutti i mezzi protettivi idonei e dopo aver adempiuto alle proprie obbligazioni, non risponde di una condotta imprevedibilmente colposa degli stessi.

Licenziamento legittimo in caso di attività durante la malattia

Con sentenza n. 6054 del 29 marzo 2016, la Cassazione ha ritenuto legittimo il licenziamento di un lavoratore che durante una malattia, giustificata da un regolare certificato medico al quale aveva aggiunto la fruizione di congedi parentali, aveva partecipato ad una battuta di caccia all’estero.

Illegittimo il licenziamento per un furto di scarsissimo valore

Confermando quanto deciso dal giudice di primo grado e da quello di appello, la Corte di Cassazione, con sentenza n. 6764 del 12 aprile 2016, ha ritenuto eccessivo, annullandolo, un provvedimento di licenziamento di una impresa che aveva inteso punire un proprio capo reparto che non aveva pagato in cassa alcune rondelle metalliche di valore pari a 2,90 euro.
I tre gradi di giudizio non sono riusciti ad accertare se il lavoratore, mettendo a posto gli scaffali, aveva inserito nella propria tasca le rondelle metalliche per una sorta di riflesso condizionato o per proprie necessità personali.